Praticare i territori #03 | Come come: una piattaforma per gli artist-run spaces a Venezia.
Per la rubrica Praticare i territori, Come come offre uno sguardo corale sulle realtà presenti nella città di Venezia. Intervista a cura di Roberta Mansueto.

Breve presentazione dell3 partecipanti a questa intervista collettiva.
Edoardo Lazzari: Io sono Edoardo, ricercatore e curatore indipendente. Parte della rete come co-curatore dello spazio Bardadino (2020-2023) e membro del collettivo Extragarbo.
Gabriele Longega: Ciao, sono Gabriele, artista degli studi zolforosso (atelier auto-organizzato per artisti con studi a Mestre e Venezia) e tra i curatori di terzospazio, project space dell'associazione Zolfo Rosso.
Melania Fusco: sono Melania Fusco, artista attiva all’interno dello studio Lama Farfalla.
Giovanni Paolin: Sono Giovanni, fondatore di Panorama e dal 2020 curatore regionale di Una Boccata d'Arte. Al momento collaboro con Fondazione Carraro e lavoro come assistente curatore di Canicula per Fondazione In Between Art Film.

Come/quando nasce l’idea di avviare un progetto di networking nella città di Venezia? Come come che bisogni reali esprime?
Edoardo Lazzari: Allora, penso che in un certo qual modo la rete si sia andata definendo a partire da una serie di iniziative che, a poca distanza tra loro — sia temporale che spaziale — stavano attivando processi di auto-mappatura. Erano momenti di incontro, più o meno regolari, in cui si cercava di fare un punto: chi siamo, cosa stiamo facendo, dove siamo situati.
Per quanto mi riguarda, sicuramente posso citare il progetto Disabitare, promosso inizialmente da Extragarbo in complicità con alcuni spazi indipendenti storici della città di Venezia, come About. Lì abbiamo iniziato a convocare assemblee estremamente eterogenee, con un focus abbastanza chiaro: le politiche culturali delle arti dal vivo — ma forse, più in generale, delle arti — in un momento in cui erano particolarmente esposte, anche a causa dell’immobilismo pandemico. Queste assemblee, però, più che come spazi di rappresentanza, le definirei spazi di emersione. Non tanto per prendere posizione immediata, quanto per capire cosa stesse già accadendo, spesso in modo disperso.
Subito dopo — o quasi in parallelo — mi ricordo che a Mestre si stava definendo VIAS, Venice Independent Art Scene. Era un’altra configurazione, diversa ma in risonanza e che metteva insieme soprattutto studi di pittura, che in quel momento erano in crescita, sia numericamente sia come intensità di pratiche condivise.
Da una parte, quindi, un’assemblea più trasversale, che cercava di tenere insieme linguaggi e posizioni diverse; dall’altra, una forma più situata, quasi “di scena”, legata a una specifica costellazione di pratiche. Quello che mi sembra interessante è che nessuna di queste iniziative nasceva con l’idea di costruire una rete. Eppure, retrospettivamente, è proprio da quella prossimità — temporale, spaziale, ma anche problematica — che la rete ha iniziato a emergere.
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Gabriele Longega: La piattaforma, network, rete informale, o conglomerato, grumo, di realtà indipendenti veneziane che lavorano e si occupano di arte contemporanea che abbiamo chiamato Come come nasce in primavera del 2022, se non ricordo male. Come ha ricordato Edoardo, questo è l'ultimo di una serie di tensioni che sono sempre andate nella direzione di un compattarsi, di un unirsi tra di noi. Un sentimento, non solo un bisogno, che abbiamo sempre sentito nascere spontaneo. Le singole realtà che fanno parte della rete sono già per sé esperimenti eterogenei di comunità, e allargare, collaborare, sistematizzare i rapporti, anche semplicemente amicali e di stima, che intercorrono quotidianamente tra di noi, è una dichiarazione di un modo di lavorare che superi la competizione individualistica che il mercato (lavorativo, ma anche abitativo) ci impone. Non siamo più nel ‘progetto' ma nel progettuale: il tempo non è quello scandito dalle scadenze, dai grandi eventi, dagli obiettivi, ma è il tempo del quotidiano, della vita vera. Insomma, per noi è importante esprimere che a Venezia c'è questo grumo che ha scelto la città lagunare per lavorare, per creare una proposta culturale e comunitaria durante tutto l'anno e non solo durante Biennale, o quando il nome grosso si accorge della scena artistica locale. Un ecosistema autonomo, persistente e perseverante, che crea spazio per chi vuole fare arte contemporanea a Venezia, e più che esprimere bisogni, cerchiamo di raccoglierli e coltivarli.
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Melania Fusco: condividendo le parole di Edoardo e Gabriele, mi piace ricordare che l’idea del network sia nata da una costellazione di incontri: persone con percorsi diversi che, riconoscendosi, hanno sentito la stessa urgenza di credere in uno strumento insieme concreto e astratto, fondato sul desiderio di sostenersi e aiutarsi in un momento storico collettivamente complesso.
Venezia è una città che ti mette alla prova, spettrale, che risucchia e respinge, poi in qualche modo - oltre alle riunioni più formali - ci ritroviamo spesso assieme al bar a discutere dubbi e complessità rispetto alla scelta di vivere e lavorare qui.
Essendo autogestito e senza fondi, il network è cambiato molto nel tempo: alcune persone se ne sono andate, altre sono arrivate, e lo stesso è accaduto a spazi e collettivi. Questo continuo movimento riflette bene la dinamica di questa città; per questo abbiamo deciso di tracciarlo anche nel sito, progettato inizialmente da Francesco Bevilacqua e poi ampliato da Giovanni Covre.
Il nome “comecome” nasce proprio in quella fase iniziale, da un’intuizione condivisa con Francesco: è insieme un invito — “vieni, vieni” — e una domanda — “come, come?”, quando chiedi di ripetere qualcosa che non hai capito bene. In questa ambivalenza, tra apertura e ricerca di senso, si riconosce molto dello spirito del progetto.

Quante realtà avete coinvolto fino ad ora? Ci sono format già avviati (visit tour / eventi collaborativi o di quartiere) o strumenti che utilizzate per comunicare eventi, mostre, nuove aperture in città?
Gabriele Longega: Mi sembra che abbiamo superato la ventina, tra realtà attive, e anche non più attive. Come come in quest'ultimo caso, funge anche da archivio, da traccia storica di chi è passato e ha lasciato un segno, ha preso parte a questa festa che anima la città. Sono parecchie, e siamo convinte che se ne aggiungeranno di nuove. Per quanto riguarda le attività abbiamo testato la capacità di organizzare walking tour tra gli spazi della rete, una festa di autofinanziamento, workshop, collaborazioni, e un continuo confronto fatto di riunioni e assemblee.
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Melania Fusco: Al momento abbiamo coinvolto più di venti realtà, anche se la conformazione del network è piuttosto fluida e varia di anno in anno. Coordinare progettualità con tante persone non è sempre semplice; per questo, alla base del progetto c’è anche la volontà di creare occasioni di incontro informali per passare tempo assieme. In questo contesto è nato Festone (maggio 2023), una festa di autofinanziamento del network. Le risorse raccolte ci hanno permesso di sviluppare il sito, che oggi include sia una sezione dedicata al monitoraggio degli eventi sia un archivio condiviso e aggiornato in tempo reale con immagini provenienti da tutte le realtà coinvolte.
Un altro momento significativo è stato il Walking Tour (ottobre 2024): 3 giorni di studi aperti durante i quali abbiamo favorito lo scambio di pratiche e conoscenze tra i membri del network e alcuni rappresentanti della scena artistica di Bruxelles. È stata un’esperienza preziosa, che ha messo in luce come il lavoro in comunità possa facilitare la condivisione di strumenti e metodologie utili nella gestione quotidiana della pratica artistica.
Per quanto riguarda la comunicazione, stiamo strutturando strumenti digitali condivisi – in particolare il sito e una community WhatsApp articolata in diversi sottogruppi – che ci permettono non solo di dare visibilità a eventi, mostre e nuove aperture, ma anche di affrontare aspetti pratici della vita e del lavoro, come la ricerca di spazi/case, opportunità e collaborazioni, in modo coordinato e accessibile.

Come dialogano le vostre realtà all’interno della città di Venezia: il progetto dialoga con la storia e la cultura della città? quali pubblici raggiungete ? quanto incidono la Biennale e il sistema di fondazioni/musei/gallerie nel tessuto di ricerca e produzione locale?
Giovanni Paolin: Forse possiamo provare a rispondere noi a questa domanda. La ricerca di Panorama e la sua programmazione cercano di far affondare le proprie radici nella relazione con il contesto; anche per questo, il nostro lavoro di tutti i giorni prova a creare un contatto concreto tra l’interno e l’esterno dello spazio. Il nostro amore per il contesto ci ha fatto entrare in Come come insieme a tante iniziative che amiamo e vogliamo supportare. I nostri pubblici si integrano e si scambiano organicamente; in modo diverso, tutte insieme, contribuiamo a tenere vivo un tessuto e a creare una massa critica di presenza in città.
La rete e la sua salute possono essere un ottimo indicatore della quantità di lavoro che c’è da affrontare giorno per giorno nell’ecosistema cittadino, per bilanciare la presenza di fondazioni, musei, gallerie e Biennale. Andrebbero sicuramente fatte dovute distinzioni e analisi su quanto queste istituzioni incidono a Venezia, sull’attenzione che pongono al contenuto e da dove provengono (e di conseguenza che interessi proteggono), ma non è il momento giusto per farlo perchè potrebbe distrarre dall'obiettivo dell’intervista. La cosa veramente importante, secondo noi, è considerare la loro presenza e reagire attivamente, coscienti del fatto che nessuna di queste potrà mai funzionare in maniera anche lontanamente simile a Come come. Siamo guidate da solidarietà, empatia e presenza, il resto conta il giusto.
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Gabriele Longega: Cerco di rispondere evitando un univoco, e perciò limitato, punto di vista. Prima parlavamo di circa 20 realtà, di cui fanno parte in complessivo circa 150 persone molto attive nella scena d’arte contemporanea veneziana, tanto da, per l’appunto, aver costruito e radicato la propria attività per, e sulla, città metropolitana di Venezia. Questo dato già ci racconta che chi sta in città si auto-organizza per costruire i propri spazi di ricerca e pratica. Ci si muove tra gli aspetti positivi e quelli negativi dell’abitare qua, tra le criticità ma anche le opportunità, e ognuno di noi ne è anche involontariamente portatore di questo bagaglio storico/culturale. Alla presenza delle istituzioni, abbiamo voluto affiancare la presenza di Come come. Il fatto che nel presente, che ha un piede nel passato e uno sguardo al futuro, ci siamo, credo sia un indicatore che invita anche dall’esterno a interrogarsi sulla città e le sue dinamiche.

Come si sostiene comecome e se avete un modello o possibile visione futura del progetto.
Melania Fusco: Durante le riunioni cerchiamo spesso di immaginare possibili modelli di sviluppo del progetto, anche se arrivare a decisioni condivise può richiedere molto tempo. Non abbiamo fretta: proviamo a restare in sintonia con i ritmi reali del network e delle persone che lo animano. Detto molto semplicemente, sì: la prima grande ambizione è sopravvivere. Ma l’idea, nel tempo, è anche capire se questo tipo di mutualismo possa diventare una forma sostenibile, magari capace non solo di reggersi, ma anche di offrire nuove possibilità a chi ne fa parte.
Per il 2026 stiamo lavorando all’introduzione di una quota di partecipazione, pensata per coprire alcune spese fisse, come la gestione e lo sviluppo del sito. E poi, in cantiere da un po’, c’è l’idea di un secondo Festone: dobbiamo solo capire quando riusciremo a mettere insieme le energie giuste per farlo accadere.
Raccontateci di almeno altre 3 realtà da tenere sott'occhio in città (studi, spazi, progetti, piattaforme, editori indipendenti)
Edoardo Lazzari: Mi piace citare, in particolare, tre situazioni molto diverse tra loro: il Collettivo Scafandra, un giovane collettivo di poete che negli ultimi tempi ha attivato una serie di spazi molto interessanti e si porta dietro una comunità viva — anche loro parte di Come come; ABC Adriatico Book Club, una piccola casa editrice indipendente d’arte; e infine l’Assemblea Permanente dello IUAV, che da due anni porta avanti istanze politiche rilevanti e cerca di mantenere una posizione di resistenza all’interno di un’università messa estremamente a rischio dalla governance.
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Melania Fusco: Punto croce è uno dei miei spazi preferiti - tra i primi in cui sono stata da quando vivo a Venezia - mi ha sempre affascinato l’atmosfera di libertà e indipendenza che si respira al suo interno, oltre che per il suo ruolo storico come luogo inclusivo all’interno della scena degli spazi indipendenti della città.
Un secondo riferimento, anche se oggi non più attivo, sonoI mercoledì degli artisti, un’iniziativa curata dall’artista Maria Morganti tra il 2002 e il 2012: un momento di incontro e scambio tra artisti, che si presentavano e conoscevano attraverso il proprio lavoro e la propria pratica. È un’esperienza importante da ricordare perché storicizza e racconta quanto in città il dialogo tra artist3 sia sempre stato centrale, e continua a esserlo, è infatti un precedente che mi piace citare alla luce del format CRIT, organizzato da Panorama e Studio Deposito: sessioni di confronto e osservazione delle opere che creano uno spazio di dialogo aperto, informale e condiviso con la comunità.
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Giovanni Paolin: Noi vorremmo citare dei progetti speciali di entità della rete che vorremmo aiutare di più: Ciclomeccanica di base, un workshop organizzato da Telespazio in collaborazione con Ratatèra; Organized Meals for Times of Uprising, una serie di momenti conviviali dedicati alle lavoratrici della cultura in varie città d’Italia organizzati da terzospazio, Arts of the Working Class e altre realtà situate; infine, la vittoria di un bando demaniale per la gestione e messa in sicurezza dell’isola di Sant’Andrea da parte di Microclima. Tre progetti visionari, di scale diverse ma uguale importanza.

MA dove vi troviamo?
Giovanni Paolin: La notizia del ritorno online del nostro sito ufficiale www.comecome.info dopo un po’ di tempo ci riempie di gioia, qui possono essere trovate anche la nostra mail comecome.venezia@gmail.com e la nostra pagina Instagram @comecome.venezia.
Esistono anche una mailing list e una community whatsapp fatta di diversi gruppi utili per la vita a Venezia, a cui si può avere accesso con una richiesta tramite mail o DM. Grazie mille!

