In occasione della Ventunesima Giornata del Contemporaneo, Salgemma presenta una selezione di opere e progetti realizzati da giovani artistə pugliesi.

L'editoriale è a cura di Roberta Mansueto.

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**Aridocoltura - in agricoltura - è l'insieme degli accorgimenti volti a consentire la coltivazione in ambiente arido, cioè in assenza di irrigazione ed in presenza di precipitazioni minime. Il termine è comunemente adoperato per indicare anche tutte quelle tecniche di coltivazione che portano ad un risparmio idrico. In generale la pratica dell'aridocoltura si basa in un'adeguata scelta dell'ordinamento produttivo e nel ricorso alle lavorazioni del terreno allo scopo di ottimizzare lo sfruttamento delle risorse naturali.

In occasione della Ventunesima Giornata del Contemporaneo la redazione propone questo editoriale online dal titolo Studio visit in ARIDOCO/ULTURA #02, per promuovere la creatività dei giovani artisti e artiste pugliesi e una visione positiva e sostenibile del lavoro culturale nell’area meridionale. In un territorio culturalmente diversificato, lə giovani artistə, sia in formazione accademica che appena diplomati, affrontano sfide nel trovare supporto critico e progettuale per sviluppare la loro ricerca artistica. Qui vi ri-condividiamo l'editoriale del 2023 > Qui l' articolo

ARIDOCO/ULTURA rappresenta il tentativo di coltivare l'arte con risorse limitate, ma con una profonda consapevolezza del valore dell'arte, trasformando l'aridità culturale in una pratica produttiva ed ecologica.

Nella metafora dell'ARIDOCO/ULTURA, credendo fortemente che il nostro patromonio agricolo, naturalculturale e immateriale devono muoversi con le stesse pratiche di cura, Salgemma riflette sull'attuale stato dell'arte contemporanea in Puglia, caratterizzato da nuove generazioni di artistə che si muovono sul nostro panorama artistico locale.

Come possiamo rendere questa aridità una pratica "produttiva" ed ecologica del lavoro culturale?


Alessia De Crescenzo
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I can't be the only one who hears you di Alessia De Crescenzo (2025)

Non posso essere l'unica a sentirti, eppure sembra proprio così; è come se io fossi te e tu fossi me. Viviamo nello stesso corpo, dagli stessi anni, eppure siamo entrambe ferme: io da grande e tu da piccola. Proviamo le stesse paure, ma non sono solo nostre. Forse dovremmo trovare un punto per ricominciare a camminare ognuna per la propria strada. Ciao ciao.
"I can't be the only one who hears you" è un viaggio per immagini nato dal bisogno di affrontare un disturbo che mi accompagna fin dall'infanzia. Solo con i sintomi più gravi ho capito quanto questa condizione abbia sempre influenzato la mia personalità.
Il progetto è un percorso di consapevolezza e indagine visiva. Attraverso un'estetica delicata, esploro il legame tra ricordi opachi e paure, tra sintomi, paranoie e ossessioni del mio disturbo ossessivo compulsivo; un dialogo visivo tra passato e presente, tra me e me stessa.
Una testimonianza di ciò che sono stata e di ciò che sarò, nel mio piccolo universo.


Giorgia Montanaro
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AVVELENATA di Giorgia Montanaro (2024)

Innumerevoli, variegate ed estremamente personali sono le declinazioni con cui l’arte può cucire e scucire e ancora ricucire le cicatrici di una relazione tossica. Nel progetto, AVVELENATA, ho voluto narrarne l’eco più silenziosa, contemplando i contorni increspati, inariditi e inaspriti di plurime ferite: perché raccontare e raccontarsi in tutta la propria autentica, cruda vulnerabilità, riconoscendola come parte integrante dell’identità e non come limite invalicabile, è tra le forme di sublimazione più sovversive e liberatorie contro gli strascichi quotidiani di questi legami, talvolta ben più penosi e soffocanti rispetto alla loro effettiva durata.


Raffaello Pio Iacovazzi
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AEDES, 2024 di Raffaello Pio Iacovazzi

realizzato con Alessia De Crescenzo

Nel cuore della Puglia, tra campi verdi e uliveti secolari, un'edicola decontestualizzata appare come un enigmatico elemento fuori dal tempo e dallo spazio. "Aedes" è un progetto fotografico nato dall'incontro fortuito di due autori con questa struttura apparentemente ordinaria, ma misteriosamente collocata in aperta campagna. La struttura si svela agli occhi degli autori durante una passeggiata e, affascinati dalla sua presenza surreale, iniziano un lungo percorso di ricerca e documentazione. Attraverso le loro fotografie, catturate a più riprese nel corso degli anni e in varie condizioni atmosferiche, gli autori hanno esplorato l'origine e le varie trasformazioni dell'edicola, cercando indizi sul motivo del suo strano posizionamento. L'edicola, con il passare del tempo, ha iniziato a rappresentare una vera ossessione per gli autori, diventando il fulcro di una narrazione che si sviluppa tra realtà e fantasia. Le immagini rivelano una storia surreale: l'edicola sembra essere spuntata dal nulla, come se fosse caduta direttamente dalla luna, portando con sé un'atmosfera onirica e misteriosa. Il progetto si arricchisce di ulteriori dettagli quando gli autori scoprono che l'edicola è diventata la dimora di un cagnolino di nome Kevin. Questo particolare aggiunge un tocco di umanità e tenerezza alla narrazione, trasformando l'edicola in un simbolo di rifugio e di casa.


Angela D’Onghia e Cor Langerak
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LA CITTÀ E I SEGNI (2025) di Angela D’Onghia, Cor Langerak

Ispirata alle Città invisibili di Italo Calvino, il video è il risultato di una performance audiovisiva eseguita live al MAXXI (Roma), in occasione dell’anniversario della morte dell’autore.
Intrecciando memoria e tempo, esplorando il rapporto tra spazio fisico e immaginario collettivo, la performance riflette su come le città reali si trasformino continuamente: attraverso i gesti quotidiani, le storie che le abitano o l’oblio che le cancella; un viaggio tra natura e presenza umana che stimola nello spettatore una riflessione critica sui luoghi attraversati.

Questi spazi vengono progressivamente distorti, fino a diventare entità astratte – come accade nella nostra memoria – pennellate di un quadro che siamo noi stessi a dipingere.
Alcune città vivono nei ricordi, altre nella ripetizione, ma ce ne sono molte che scegliamo di dimenticare, perché portatrici di ferite scomode: disuguaglianze, degrado, catastrofi rimosse. La loro invisibilità è spesso il risultato di una scelta collettiva.
In un tempo in cui le città si digitalizzano e si omologano, la performance è un atto poetico e politico di resistenza alla dimenticanza, un invito a ripensare il modo in cui abitiamo e ricordiamo lo spazio urbano.
Attraverso suoni e immagini, interroga il pubblico: quali città scegliamo di vedere? E quale lasciamo scomparire?


BIO

Alessia De Crescenzo (1998) vive a Gioia del Colle, in Puglia. Fin da piccola coltiva un forte interesse per la documentazione visiva, che nel tempo si è trasformato in una ricerca fotografica intima e riflessiva. Dopo il diploma in Grafica, si laurea con lode in Grafica d’Arte all’Accademia di Belle Arti di Bari, dove attualmente frequenta il secondo anno del biennio specialistico in Fotografia. Grazie al metodo sviluppatosi nell'ambito accademico, ha avuto l’opportunità di partecipare a diversi festival dedicati alla fotografia contemporanea. La sua ricerca continua a indagare le dinamiche della memoria e la dimensione interiore dell’esperienza umana, utilizzando il passato come chiave di lettura del presente, con particolare attenzione all’infanzia, alla quotidianità e ai piccoli dettagli che definiscono il paesaggio affettivo, attraverso l’uso di immagini, oggetti, colore e riferimenti psicologici.

Giorgia Montanaro (1999) vive a Mesagne, in Puglia. Dopo una formazione classica e una laurea con il massimo dei voti in Informazione, Media e Pubblicità presso l’Università di Urbino, decide di dedicarsi alla sua più grande passione: la fotografia. Attualmente è in procinto di concludere il biennio specialistico in Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, un percorso che le ha permesso di sviluppare progetti personali legati alla memoria, alla cultura popolare e al rapporto tra corpo e paesaggio, e di presentarli in mostre e festival in tutta Italia – da Bari a Brindisi, da Ragusa a Bibbiena – in contesti che hanno arricchito la sua ricerca e aperto nuove possibilità di dialogo con il pubblico e con il territorio.

Raffaello Pio Iacovazzi (1999, Putignano) vive nelle campagne di Gioia del Colle, in provincia di Bari, dove sviluppa un forte legame con il paesaggio rurale. Dopo il diploma alberghiero, intraprende gli studi artistici presso l'Accademia di Belle Arti di Bari, in Grafica d’Arte dove frequenta attualmente il biennio specialistico in Fotografia. Nel 2020, in periodo di paralisi globale, si dedica alla fotografia analogica, concentrando la ricerca sulle tracce dell'intervento antropico in ambienti apparentemente incontaminati, e sullo sfruttamento del suolo, combinando osservazione naturalistica alla documentazione critica. Successivamente l'iscrizione al biennio specialistico, la sua ricerca si focalizza su uno sguardo più autoriale, partecipando regolarmente a mostre collettive e festival di fotografia contemporanea, approfondendo i temi del paesaggio, della memoria e dell'identità visiva.

Angela D’Onghia (Martina Franca, 2001) è un’artista multimediale con base a Roma.
Diplomata nel 2024 presso lo IED di Torino, incentra la sua ricerca artistica e teorica su etica tecnologica, estetica e teoria politica ed ecologia dei media. Il suo lavoro mira a stimolare il pensiero critico e il coinvolgimento collettivo.

Cor Langerak (Roma, 2000) è un artista multimediale cresciuto ad Amsterdam. Diplomato nel 2022 alla Toneelacademie Maastricht, sviluppa una pratica incentrata su installazioni performative e spazi multimediali.
I suoi lavori indagano il rapporto tra percezione e vulnerabilità technologica, creando esperienze paradossali e contemplative.
Dal 2025 Angela e Cor fanno parte del collettivo artistico INLET.

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