Domenica 8 febbraio, Salgemma inaugura AA.VV. negli spazi di Esposizione sud est a Conversano (BA).
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Questo editoriale chiude-e-riapre il progetto Primizie che nella sua prima edizione ha preso il titolo di Confidenze, nuove parole e pratiche artistiche di autodeterminazione (Leggi di più QUI).

A partire da questa esperienza Salgemma, e il team di progetto composto da Alessandra, Francesca e Roberta, avvertono l’esigenza di dare continuità all’osservatorio che Primizie ha attivato, tendendo l’esercizio su di sé (dal personale al collettivo), le proposizioni avviate (nuove parole per “chiamare” con evidenza) e le visioni perlustrate attraverso la lente dell'arte.

Da qui nasce la volontà di costituire un indirizzo di lavoro, ancora una volta sul pensiero e la cultura contemporanea – un metodo che vorremmo allenare, a partire da noi – da ora in poi.

INVITO

Salgemma è felice di invitarvi all’apertura di

AA.VV.

domenica 8 febbraio in un doppio orario, mattina 11–13 e pomeriggio18–21, da Esposizione sud est a Conversano (BA).

Nello spazio di Esposizione sud est, il progetto Primizie #01, prende forma in un'esposizione di parole e testi che ne hanno costituito il percorso degli scorsi mesi.

Sarà l’occasione per raccontare e mettere in visione i neologismi nati dal laboratorio di onomaturgia condotto dall’artista Noura Tafeche; la realizzazione di un instant book di ricerca con i testi raccolti dalle librerie personali delle curatrici e dalla collaborazione con l’Archivio di Genere Carla Lonzi dell’Università Aldo Moro di Bari (centrale nell'attività del Salotto); la nascita di una parola che riconduce al titolo dell'esposizione.  Un fuoricampo visivo e sonoro si aggiunge con l'opera "Mon rire est cascade" di Anouk Chambaz.

EDITORIALE AA.VV.

Lavorare nel sistema dell’arte – da precariə, al sud Italia – ha qualcosa a che fare con il privilegio e il sacrificio. L’oscillazione tra questi due stati si verifica in base ai momenti della giornata, allo stato dei nostri corpi, alle variazioni impercettibili delle atmosfere in cui siamo immerse o agli echi delle voci dellə altrə.  

Riconoscere un privilegio ci rende sfacciatə. Esplicitare un sacrificio rischia di farlo sembrare una scelta, o peggio una colpa. In entrambi i casi è meglio non parlarne: lasciar scivolare il discorso, concedersi al massimo brevissimi incisi, affidati a micro espressioni del volto, sguardi obliqui, sorrisi trattenuti che alludono senza mai esplicitare. I “Come stiamo?” finiscono per occupare soltanto i tempi degli small talks. Letteralmente, chiacchiericci leggeri che escludono: la sincerità, l’ascolto, la condivisione.

Avvertendo un incombente senso di colpa quando le chiacchiere superano i tre minuti, torniamo a “parlare di lavoro”, a farci vanto della capacità di resistere in un territorio ostile. Si innescano dinamiche di caparbia sfida verso noi stessə, di non-accettazione del fallimento. Per resistere al sistema che ci vuole “tuttofare” e arrivistə, l’unica possibilità è creare alleanze.

Il progetto Primizie è nato un anno fa, come un pensiero di cura, con la necessità di trovare forme e spazi differenti per parlare del lavoro culturale, guardando a ciò che offre la nostra regione (ma anche nel panorama più allargato) e alle testimonianze dellə operatorə culturali con cui spesso ci confrontiamo. L’occasione – per noi appunto una primizia – è quella di rileggere le storie e le esperienze di vita, aprire un confronto informale e generativo sul lavoro dell’arte o più in generale sul mondo del lavoro culturale, e come ripensarne l’approccio dal basso. Non abbiamo trovato soluzioni, non abbiamo mai pensato a nessuna risoluzione ma nel confronto delle esperienze (e questo vi assicuriamo che accade e “ci salva” spesso) scoprire corrispondenze, suggerire e trovare ispirazione, può chiarificare gli orizzonti di moltə di noi.

La primizia, frutto di una maturazione eccezionalmente precoce e preziosa, come la figura dell’artista nella sua pratica-intuizione immaginifica, diventa allo stesso tempo epifania, gesto di cura e autodeterminazione verso un sistema lavoro culturale sempre più fragile, e oggi ulteriormente contraddittorio sintomo del periodo storico che stiamo attraversando. Di fronte a questo scenario, cosa possiamo ancora fare? Tornare a discutere quali sono le nostre storie, quali i riconoscibili tic che provengono dalla storia culturale del nostro territorio (in un movimento tra localismo e globalismo); la condizione delle donne nel lavoro dell’arte e come si pongono in relazione (ancora negli ingranaggi patriarcali); criticare la cultura classista e quella gettata nelle braccia dell’overtourism.

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Mon rire est cascade, Anouk Chambaz con la collaborazione di donneXstrada, 2023, video, 2'40

EMERSIONI

Le persone che hanno partecipato – amiche e colleghe conosciute da molti anni o da qualche minuto – ci hanno detto, molte più volte di quanto potessimo immaginarci prima di iniziare, Grazie, è stato importante/necessario/bello.  

Abbiamo prima accennato un sorriso, poi ci è venuta per un secondo un po’ di tristezza. Alla fine sentivamo una specie di energia potentissima aggirarsi nei nostri corpi. Ci siamo dette Che rabbia! ma adesso siamo sicure che non sia quella la parola giusta. Ancora una volta, non ci viene in mente nessuna parola per descrivere la sensazione che abbiamo vissuto. Abbiamo passato settimane a ripensare alle parole. Quelle che abbiamo convocato noi, con i testi e le letture. Quelle che hanno pronunciato le altre. 

Quella impropriamente-detta-rabbia deriva da una mancanza profondissima di spazi in cui confrontarsi come lavoratrici dell’arte e della cultura. Abbiamo bisogno di tempi non cronometrati. Di ascolti attenti. Di pareri ben informati che conoscano i diritti e che ci aiutino a svelare le trappole contrattuali. Di tavoli tecnici in cui rendere pubblica la precarietà strutturale su cui si regge il sistema (la stessa che “affecta” i nostri corpi). Di assemblee in cui l’utopia sia considerata un fatto serio, concretissimo.

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UN PROGRAMMA

Nei mesi scorsi, passati a incontrarci e parlarci si è fatta sempre più pressante l’idea che parlare di arte e cultura è più che mai necessario. Dietro ogni mostra, festival, spettacolo o pubblicazione ci sono artistə, curatorə, attorə, musicistə, tecnicə, graficə, educatorə museali: figure spesso invisibili, che reggono un sistema fragile e frammentato, in gran parte basato su collaborazioni occasionali, partite IVA e compensi spesso inadeguati, quando non assenti. Nato a partire da un piccolo bando per le pari opportunità in Puglia, il progetto PRIMIZIE #01 ha scelto di allargare e tenere insieme le questioni di genere, il lavoro delle donne, nel settore dell’arte e più ampio culturale, e le soggettività che aprono al riconoscimento dei diritti, di vita e di lavoro.

Per esistere bisogna nominare le cose, se anche la scienza inizia il suo processo di conoscenza nominando e classificando le specie con la tassonomia, allora è evidente che il linguaggio dà forma al mondo e si plasma con esso. Così abbiamo deciso di inventare delle parole, con la guida sperimentale dell’artista Noura Tafeche, che potessero raccontare condizioni lavorative svilenti ormai date per scontate che raccontano abusi, forme di precarietà a cui non sappiamo dare un nome (eppure riconoscibili a tuttə) .

Così, a partire dalla condizione di invisibilità nel quale il lavoro culturale e artistico è relegato in Italia, abbiamo deciso di metterci insieme, sedute in un salotto, per parlare di come stiamo, e attorno ad un tavolo, per inventare neologismi; infine in uno spazio espositivo indipendente per capire come nasce un’opera o un progetto nella mente di un’artista. Tutto quello che abbiamo fatto è accaduto perché eravamo insieme. 

In questa consapevolezza ritrovata – perché forse era sempre stata lì –  ecco AA.VV. Ci siamo appropriate di questa sigla che, se da un lato racconta la coesistenza di più autorə/artistə all’interno di uno stesso progetto editoriale/artistico/musicale che disperde l’autorialità del singolo, dall’altro vuole dare vita ad una pratica corale come metodo di lavoro  e di relazione. Una sorellanza trasformativa che tiene insieme corpi e intenzioni. 

Tenendo fede a questo valore acquisito abbiamo avviato la collaborazione con Esposizione Sud Est, partner culturale di Primizie #01, che diventa casa per l’ultimo capitolo, e forse, di nuove traiettorie da seguire, insieme.

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ALESSANDRA COSTANTIELLO - FRANCESCA SCHINZANI - ROBERTA MANSUETO 

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Grafiche a cura di Esposizione sud est

Artiste:

Noura Tafeche è un'artista visiva, ricercatrice indipendente e onomaturga. Si è laureata in Nuove Tecnologie per l'Arte presso l'Accademia di Brera, con un particolare focus sul campo del net.art e dell'intrattenimento radicale ma la sua vera scuola è stato The Influencers Festival.

Artista visiva, onomaturga e ricercatrice indipendente, la cui pratica spazia tra installazioni, metodologie d'archivio, laboratori sperimentali, video, creazione di neologismi e disegno in miniatura.

La sua ricerca esplora la cultura visiva e i suoi intrecci tecno-politici, con particolare attenzione al militarismo digitale, all'estetica online, alle iper-nicchie di internet e alla cultura dei meme.

È inoltre impegnata nella sperimentazione linguistica e nell'articolazione visiva degli immaginari contemporanei. Ha esposto, tenuto conferenze e condotto laboratori presso Aksioma (Ljubljana), transmediale (Berlin), Disruption Network Lab (Berlin), Aarhus Kunsthal (Aarhus), Fotomuseum Winterthur (Winterthur), Impakt (Utrecht), Foto Colectania (Barcelona), Design Museum (Helsinki), Tainan Art Museum (Tainan), Tomorrow Maybe (Hong Kong), Triennale Milano (Milano), Pirelli Hangar Bicocca (Milano), Almanac Inn (Turin), Mattatoio (Roma), Dutch Art Institute (Arnhem), Institute of Network Cultures (Amsterdam), and the European Union Representative Centre (Al Quds, Palestine).

Anouk Chambaz (Renens, 1993) lavora con immagini in movimento, esplorando le soglie tra spazi, sogni e individui. Ha conseguito una laurea in cinema presso l'ECAL di Losanna e una laurea in filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma. Ha ricevuto il Premio Combat

(video) nel 2022 e menzioni speciali al Premio Francesco Fabbri nel 2023 e al Festival Internazionale del Cinema di Rio de Janeiro nel 2024, e nel 2025 è finalista per il Premio The Talent.

Le sue opere sono state esposte in varie istituzioni, tra cui Halle Nord (Ginevra), MUSE – Museo delle Scienze (Trento), MACTE – Museo d'Arte Contemporanea di Termoli (Termoli), Museo Novecento e Palazzo Vecchio (Firenze), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino), Biennale di Gubbio (Gubbio), Straperetana – Galleria Monitor (Pereto), Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia), Baleno International (Roma), Lago Film Festival (Lago Revine), Vilnius Film Festival (Vilnius) e Newark Museum (USA).

Partner culturale:

Archivio di Genere “Carla Lonzi” – Università degli Studi di Bari

A Bari dal 2012 un gruppo misto di docenti-attiviste universitarie femministe e di attiviste del Centro di Documentazione e Cultura delle Donne ha creato un Archivio di Genere, di recente denominato Archivio di Genere “Carla Lonzi”. Il progetto di catalogazione, archiviazione e ricerca mira alla creazione di una memoria culturale condivisa volta a favorire e stimolare la ricerca, lo studio, l’interazione di esperienze innovative, lo scambio generazionale intorno a quanto articola la trama delle culture di genere.

Esposizione Sud Est

Esposizione Sud Est è uno spazio aperto alla ricerca e alle pratiche artistiche contemporanee, attivo dal 2023. Un esercizio di relazione e progettualità condivise, dove convergono artisti e artiste con metodologie non circoscritte e con una predisposizione alla ricerca interdisciplinare. Progetti site-specific, azioni di arte relazionale, display installativi e progetti editoriali sono gli strumenti utilizzati per coinvolgere nei processi di dialogo comunità locale, istituzioni e spazi indipendenti. Lo spazio collabora con curatori e curatrici, editori, etichette discografiche e studi di progettazione.

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