Terminato il progetto di residenza e l'evento di restituzione "Rasotèrra", la redazione di Salgemma cura una breve intervista allə artistə di questa edizione di In-ruins.

Quest’anno In-ruins ha preso azione in Puglia. La residenza 2025 ha coinvolto cinque artisti provenienti da diversi contesti – Balam Bartolomé (Messico), Steffi Stouri (Grecia), Benedetta Fioravanti (Italia), Giuseppe Di Liberto (Italia) e Xenia Benivolski (Canada) – invitati a sviluppare progetti in dialogo con il territorio e le sue stratificazioni storiche.

Il programma finale, intitolato Rasotèrra, si è articolato in interventi e azioni diffuse tra siti archeologici espazi urbani di Canosa di Puglia, ad ottobre 2025. Le due giornate di presentazioni pubbliche hanno attraversato diversi luoghi della città, tra cui la Necropoli di Pietra Caduta, gliIpogei Lagrasta, il Cinema Strippoli e la Domus di Montescupolo, coinvolgendo la cittadinanza in un percorso di riscoperta del patrimonio locale.

Rasotèrra a cura di Nicola Guastamacchia e Nicola Nitido, nell’ambito della residenza artistica In-ruins2025, ha visto l'ospitalità della Soprintendenza BAT-Foggia e Comune di Canosa di Puglia, in collaborazione con Fondazione Elpis, con il patrocinio di FAC Canusium e Italia Patria della Bellezza, e in sinergia accademica con UCL, AHA Network e SSBA Uniba–Unifg.

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In-ruins residency 2025 Artists and curators - Necropoli Dauna di Pietra Caduta, Canosa di Puglia. Courtesy Soprintendenza SABAP BAT e Foggia, Archeofuturo APS and the artist. Ph. Daniele Notaristefano

1. Quale sito archeologico nel circondario di Canosa di Puglia e quale sapere materiale/immateriale ha contribuito alla tua ricerca e la realizzazione dell'opera?

2. Puoi raccontarci l'opera che hai presentato in occasione di Rasotèrra e la possibile continuità rispetto alla tua pratica artistica / ricerca attuale?

Balam Bartolomé / Espejos humeantes en floración

A Canosa, come in Messico, il passato convive con il presente. Lo stesso vale per gli elementi che permangono nella quotidianità, sostanza mitica essenziale per comprendere se stessi. La mia intenzione era quella di creare ibridi scultorei che riflettessero sia il mio background culturale sia la materia che si trova nei dintorni della città. L'identità messicana si basa su molte culture, dall'antichità ai giorni nostri. Gran parte di ciò che è considerato “messicano” è ibrido, con origini multiple. L'appropriazione fa parte del modo di vivere in Messico ed è anche alla base del mio processo creativo. Per la mia residenza, ho deciso di lavorare intorno a Canosa come un archivio vivente, dove il passato è presente non solo nella materia inanimata, ma anche in quella animata. La mia premessa è che tutti i miti sono estratti dal paesaggio. Tutte le culture sono costruite a partire da ciò che esiste nella loro realtà particolare. Inoltre, nella convinzione che tutto ciò che abita il mondo è o diventerà archeologico in futuro. L'archeologia non riguarda il passato, ma il presente.

Ho deciso di lavorare con materiali che ho trovato nei dintorni di Canosa e che erano legati alla cultura ancestrale del luogo, come tronchi di ulivo e piume di piccione che ho raccolto passeggiando per le strade. Questi oggetti erano per me ricordi dell'onnipresente, di ciò che ci circonda ma è invisibile. Mi piaceva pensare che questi piccioni, di cui ho raccolto le piume, fossero discendenti dei piccioni che vivevano nei dintorni di Canosa ancora prima che gli esseri umani apparissero nella linea temporale del mondo. Lo stesso vale per gli ulivi. Alcuni sono testimoni viventi di ciò che è accaduto migliaia di anni fa. Con questi materiali, e rifacendomi all'antica arte mesoamericana dell'amanteca, l'artista delle piume, ho creato sculture animiste assemblandole con specchi di ossidiana, simbolo del dio azteco Tezcatlipoca. Questi specchi, utilizzati per scopi divinatori, erano la rappresentazione del mondo sotterraneo, della notte e del destino. Gli specchi neri erano visti come uno stagno nero in cui era possibile vedere il futuro e il destino dell'umanità.

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In-ruins residency 2025_Balam Bartolomé Espejos humeantes en floración - Ipogei Lagrasta, Canosa di Puglia. Courtesy_ SABAP BAT e Foggia, Archeofuturo APS and the artist. Ph. Daniele Notaristefano

Giuseppe Di Liberto / Finché il fuoco non uscirà dal mio petto, finché il fumo non sarà disperso nel vento

I luoghi scelti rispondono alla logiche che hanno mosso la ricerca e il lavoro svolto durante la residenza, ovvero quelle della stratificazione e dell’anacronismo (G.Didi Huberman). La cassa armonica di piazza duomo, il primo atto, costruita nei primi decenni del 900’ è ed è stata uno spazio intermezzo, tra la superficie e un piano rialzato (teatralizzato), dove la popolazione vive le feste popolari attivando nuovi riti collettivi, più o meno magici. Il secondo atto/luogo, la Domus di Via Montescupolo, si è presentata come una stratificazione non più teorica ma palpabile/visibile. Livelli stratificati, riti quotidiani e popolazioni che hanno vissuto quel posto, e lo continuano a vivere con modalità differenti. Dalle popolazioni Daunie (IV sec. A.C.) e il loro ipogei, alle costruzioni romane (III sec. D.C.) costruite su quelle precedenti, e oggi, una palazzina di cemento (anni 80’) con le sue fondamenta cilindriche, penetra le vecchie mura domestiche romane. (un nuovo paesaggio surreale e simbolico inedito).

Finché il fuoco non uscirà dal mio petto, finché il fumo non sarà disperso nel vento è un lavoro site-specific che pone al centro della ricerca le peculiarità archeo-paesaggistiche e rituali di Canosa, culminando in una performance in due atti che coinvolge attivamente la popolazione, trasformandola in parte integrante di un rito arcaico reinterpretato in chiave pop.
Nel primo atto, un brano neomelodico inedito, composto con Felix Unseld ed eseguito da Maria Sinesi (voce) e Vincenzo Dell’Uovo (pianoforte) nella cassa armonica del paese, vede la rielaborazione di moroloja pugliesi degli anni ’60-’70 in chiave neomelodica. Nel secondo atto, i partecipanti vengono condotti alla Domus romana di via Montescupolo, dove li accoglie la banda municipale. Qui un brano neomelodico contemporaneo, trasposto in marcia funebre da Unseld, amplifica la complessità semantica di uno spazio in cui cemento e rovine, nuovi e antichi riti, si fondono.
Il lavoro delinea così un “futuro archeologico” che si intreccia con la quotidianità canosina, rivelando il contrasto tra neomelodia, nuove forme di compianto funebre diffuse su TikTok e tradizioni daunie. Può oggi un fenomeno social(e) risemantizzare il valore dei lamenti e dei riti antichi? Come questi fenomeni si trasformano nel tempo e cosa significano oggi?

Vedi il carosello dei video qui:

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In-ruins residency 2025_Giuseppe Di Liberto_Domus Romana di Montescupolo, Canosa di Puglia_Courtesy_ Soprintendenza SABAP BAT e Foggia, Archeofuturo APS and the artist. Ph. Daniele Notaristefano_low res13

Benedetta Fioravanti / L’azzeruolo

Canosa di Puglia vive sopra i suoi ipogei: luoghi del passato, spirituali e silenziosi, che oggi restano come cavità vuote sotto la vita quotidiana della città. Questa presenza sotterranea, così peculiare, ti mette di fronte a un tempo altro, che impari a conoscere per la prima volta. Tra i luoghi che più mi hanno colpita c’è la basilica di San Leucio, una chiesa in rovina sorta su un tempio ellenistico dedicato a Minerva. Lì ho provato insieme un senso di familiarità e di distanza. È stato grazie a Pierluigi Di Biase, uno dei custodi di questi siti, che ho scoperto l’azzeruolo: un frutto antico e quasi dimenticato, a metà tra una mela e una nespola. Da quella scoperta è iniziato un processo che mi ha portata a guardare Canosa come un “frutto minore”, prezioso proprio nella sua marginalità, come l’azzeruolo.

L’azzeruolo si articola in due lavori. Da un lato, una piccola scultura realizzata grazie alla collaborazione con il Maestro Saverio Leone, scultore locale che ha modellato una figura di donna in tufo ispirata alla Busa di Canosa, e con la Fonderia Magnifico Michele di Bari per la fusione del frutto in bronzo. Desideravo unire questi due materiali, lavorando ancora una volta sull’ambivalenza della materia: da un lato il tufo, materiale locale, fragile e caldo; dall’altro il bronzo, resistente, universale e secolare.
Poi c’è il lavoro video. Qui son voluta partire, mantenendo il mio approccio ai “frutti minori”, dal Cinema Strippoli: una sala del 1946 nel centro di Canosa di Puglia, oggi chiusa ma ancora custodita con dedizione dai nipoti del fondatore. In loro ho riconosciuto quel senso di resistenza e di persistenza silenziosa che cerco da sempre, nel lavoro come nella vita.
Da questi due fratelli, e dal loro romanticismo verso la volontà di non abbandonare quel luogo, per ragioni affettive e identitarie, è nata una narrazione che ho cercato di tradurre nel video: una storia fatta di persone apparentemente fragili, ma che,
forse senza saperlo, sono profondamente forti. Porto per loro un rispetto sincero e li ringrazio uno a uno per la fiducia e la generosità con cui hanno accolto il progetto.
Oggi sto ancora metabolizzando questa esperienza. L’azzeruolo mi ha aperto nuove strade, soprattutto quella del film come medium. Finora ho sempre lavorato con materiale found footage, prelevato da YouTube secondo una metodologia precisa; in questo caso, invece, per la prima volta ho collaborato con un fotografo, Christian Mantuano, realizzando riprese dirette sul campo.
Da qui nasce ora il desiderio di esplorare più a fondo il linguaggio del film, senza abbandonare la mia ricerca sul found footage, ma aprendomi a una dimensione più classica, più cinematografica, che in questo momento sto studiando e approfondendo.

In-ruins residency 2025_Benedetta Fioravanti_L'azzeruolo_Canosa di Puglia_Courtesy_ Soprintendenza SABAP BAT e Foggia, Archeofuturo APS and the artist_film still
In-ruins residency 2025_Benedetta Fioravanti_L'azzeruolo_Canosa di Puglia_Courtesy_ Soprintendenza SABAP BAT e Foggia, Archeofuturo APS and the artist_film still

Steffi Stouri / Para - city

Tutti i siti sotterranei sono stati di grande valore e importanza per la mia ricerca e presentazione. Per gli scavi tonali che ho condotto in collaborazione con l'artista del suono Jeph Vanger, abbiamo esaminato la stratificazione della città, utilizzando registrazioni sul campo provenienti da Ipogei Lagrasta e Ipogeo Scocchera, nonché da Cave Leone e altre grotte nelle profondità sotterranee di Canosa. Questi scavi tonali hanno fornito risultati completamente diversi che riflettono le condizioni topografiche e stratigrafiche dei siti. Ipogeo Scocchera, situato sotto un condominio, ha prodotto solo note ad alta frequenza, poiché il peso dell'edificio sovrastante, insieme alle sue interruzioni strutturali, ha impedito la propagazione delle vibrazioni a bassa frequenza. Al contrario, Lagrasta, libero da strutture esterne, ha fornito uno spettro tonale completo. Infine, le grotte hanno permesso un'esplorazione del tempo profondo che si è dispiegato attraverso le frequenze basse dominanti, producendo un campo sonoro denso, quasi tangibile.

L'opera Para - city, un intervento site specific presso il sito archeologico della Necropoli Pietra Caduta, ha utilizzato la ricerca testuale insieme all'archeoacustica, agli scavi tonali delle registrazioni sul campo e all'ascolto profondo in diversi siti archeologici, concentrandosi sul territorio come scena del crimine testimone di furti, aspirazioni capitalistiche e imperiali, nonché di degrado ecologico. Il progetto ha ripercorso l'insediamento sedimentario del sito attraverso una passeggiata guidata e ha attivato i luoghi di sepoltura come spazi di ascolto, speculazione e confronto. Attraverso una discesa simbolica nel mondo ctonio, le tombe sono state trasformate in strumenti sonori, rivelando attraverso le frequenze gli strati di trasformazione, sedimentazione, erosione ed estrazione del territorio. Questo progetto fa parte della mia pratica curatoriale indipendente in corso, che esplora come la pratica curatoriale possa mediare tra le fratture temporali e stratigrafiche e l'arte sonora.

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In-ruins residency 2025_Steffi Stouri_ The Land as a Witness_Necropoli Dauna di Pietra Caduta, Canosa di Puglia_Courtesy_ Soprintendenza SABAP BAT e Foggia, Archeofuturo APS and the artist. Ph. Giuseppe Di Liberto


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