Sole e Venere: riconoscimento esistenziale e carezza trasformativa | Cygnus #01
Cygnus prova a indagare la nostra immagine attraverso il linguaggio simbolico dell’astrologia: una nuova agenda di Salgemma a cura di Rada Koželj
Ogni atto creativo nasce da una tensione primaria: un impulso che vuole emergere e una forma che chiede di comporsi. Nel tentativo di ricondurre il processo creativo ai significati del linguaggio astrologico, possiamo riflettere sulle componenti psichiche che i pianeti rappresentano per l’essere umano.
Da millenni, infatti, la tendenza umana ad attribuire significati esteriori si riflette nel suo bisogno di comprendere se stessa, proiettando il linguaggio della natura – di cui le geometrie astronomiche fanno parte – nella propria natura interiore.
Non si tratta di sviluppare una fede deterministica nelle stelle (tanto meno nei pronostici dell’oroscopo), ma di riconoscere come legittimo questo impulso a introiettare l’armonia e le leggi esteriori che – per quanto misteriosi e inafferrabili nella loro essenza – ci accomunano a tutto ciò che, come noi e insieme a noi, esiste.

Ci serviamo dunque di un’astrologia che non determina, non profetizza, e forse non può nemmeno assumersi il diritto di descrivere. Preferisce suggerire, immaginare e insinuare sottilmente, come un’immagine poetica che, se presa alla lettera, perderebbe tutto il suo fascino.
Quello che ci proponiamo con la rubrica di Cygnus è trattare l’astrologia come un linguaggio che possa dischiudere serrature inedite in un pesante e antico portone intagliato: è così che immagino l’ingresso che conduce all’eterno simposio intorno al tema dell’atto creativo.

Cominciamo! La nostra chiave è arrugginita dal tempo – impietoso nei riguardi di tutto ciò che la ragione e la sua fredda luce chirurgica hanno escluso – eppure la chiave gira ancora: finché le metafore avranno presa sull’inconscio, basterà insistere con la curiosità che i bambini provano nei confronti della magia e di tutto ciò che sfugge alla luce fredda e chirurgica del pensiero ordinario. Entriamo nel nostro planetario. Prima di porre qualsiasi domanda, ci accorgiamo che l’unica postazione da cui potremo iniziare questo dialogo ci vede al centro. Da qui, ogni elemento del sistema solare ci riguarda e sostiene la nostra presenza: questo è il primo suggerimento.
Ogni espressione creativa umana è traccia di una convivenza tra l’individuo e la sua condizione, che è sempre, anche, una condizione cosmica. Ma quale può essere l’origine dell’impulso?
Naturalmente, la troviamo nell’astro che permette la vita sul nostro pianeta: il Sole.
Senza Sole, non avremmo accesso all’energia vitale. Per ognuno di noi, il segno solare è il segno astrologico in cui ci identifichiamo comunemente. Se è vero che il segno solare è solo uno degli elementi del tema natale (il ritratto del cielo nel momento esatto della nostra nascita), è anche vero che la sua importanza e le sue connotazioni rimangono il primo elemento da indagare per comprendere la natura e il tenore della propria energia vitale.
È come se in noi splendesse un piccolo sole inesauribile, la cui funzione è emanare luce e calore: risplendere, riflettersi nel mondo. Il Sole rappresenta la luce della coscienza che dice “io” e il nostro bisogno di affermarci come identità: “io esisto”.

Per proseguire il dialogo con il Sole e approfondire la sua natura intrinsecamente creativa, occorre introdurre il concetto di domicilio. Il domicilio di un pianeta è la sua collocazione in un segno che ne enfatizza particolarmente le qualità – come se si trattasse di un ambiente in cui, sentendosi perfettamente a proprio agio, potesse esprimersi in tutta la sua potenza.
Per il Sole, questo ambiente particolarmente confortevole è il segno del Leone: qui la sua energia vitale diventa forza espressiva, protagonismo, capacità di catalizzare l’attenzione mentre si rappresenta la propria immagine – di fatto, mettendola in scena – riproducendo il proprio io, drammatizzando il fenomeno della presenza individuale che brilla al centro, illuminata dall’eterno fulgore solare.
L’espressività leonina è contraddistinta da carisma estroverso, impatto scenico, grandiosità, magnificenza, vitalità che riluce della fierezza di sé in quanto presenza sgargiante. È un coinvolgimento totale nella sensazione di esistere, ed è una sensazione che esige riconoscimento.
Esisto: lo riconosco? lo riconoscete? Mi riconoscete?

Ci si aspetterebbe che un Sole forte e sostenuto (in qualsiasi segno si trovi) tenda ad esprimere se stesso attraverso l’azione creativo-artistica. Ma se il Sole non subisce pressioni e frustrazioni, la sua funzione creativa, priva del dubbio esistenziale, potrà risolversi nella riproduzione genetica: producendo figli.
È quando il Sole sperimenta l’impossibilità di essere riconosciuto nella sua essenza esistenziale, infatti, che l’automatica riproduzione dei propri geni (riproduzione dell’io) viene rimpiazzata da un’urgenza precisa: scaricare la tensione dell’io che non riconosce se stesso. La creazione diventa allora liberazione attraverso la composizione di un circuito che riproduca l’enigma della presenza, svincolata dalla componente spazio-temporale che ha determinato la tensione.
Non solo i grandi autori nel campo di ogni arte, ma anche i talenti che spiccano in qualsiasi attività umana che richieda inventiva e originalità, sono caratterizzati, più che da temi natali in cui l’energia solare scorre e si esprime indisturbata, da temi in cui spiccano contrasti e pressioni notevoli.
Il Sole, dunque, ci fornisce la benzina e la tensione senza le quali il processo creativo non sorgerebbe nemmeno come bisogno e necessità di riscatto.

Il secondo elemento, altrettanto basilare, è il pianeta da sempre associato alle arti, all’armonia, alla creazione in quanto capacità di cogliere e calibrare le leggi sensoriali: il pianeta dell’amore, ma soprattutto il pianeta promotore di un altro tipo di tensione – quella erotica – che serve al nostro circuito affinché il processo non produca semplici scarti, ma meraviglie: parliamo di Venere, la Stella del mattino e della sera, incarnazione di Iside per gli egizi, rappresentante di Ishtar–Inanna per le civiltà sumere e assiro-babilonesi.
Possiamo pensare alla funzione di Venere come all’effetto (agito e recepito) di una carezza d’amore: l’intensità e la delicatezza di un gesto che unisce materialmente, calibrato nella sua intensità da diversi gradi di affetto e desiderio di vicinanza.
Attraverso Venere, il soggetto ricerca una forma di intimità con l’oggetto del suo amore e del suo bisogno di unione. Per comprenderne la natura, è rilevante osservare la sua distanza dal Sole: Venere non si allontana mai abbastanza perché tra loro si formi un aspetto di tensione (la massima distanza tra Sole e Venere è di 48 gradi). È come se all’individualità solare corrisponda una modalità di amore che non può entrare in collisione con l’energia espressiva dell’io. Da qui, possiamo trarre l’amore per sé stessi come presupposto alla salute (altra simbologia associata a Venere) della coscienza centrale. Amore per se stessi e salute della coscienza dovrebbero condurre con successo alla relazione affettiva e appagante con l’altro: uno scambio in cui l’investimento di energia, reciproco, sia ritmato dal piacere di un’attrazione armonica.
Attraverso Venere, i confini dell’io si aprono affinché qualcosa di noi, defluendo, possa raggiungere l’altro, e qualcosa dell’altro possa fare breccia nella fissità della nostra immagine interiore, trasformandone i confini con le sue adorabili interferenze.
Da qui, la valenza estremamente intima rappresentata dall’appagamento del pianeta: il suo fine alchemico è l’unione di elementi opposti attraverso la loro fusione e sintesi. Come il rame a cui è associata, Venere conduce, unisce e trasforma.

È in questa sua capacità trasformativa che la vediamo assumere il ruolo di indispensabile alleata nell’espressività creativa del Sole: con Venere, possiamo non solo sperimentare il nostro trasporto affettivo nei confronti di tutto ciò che ci attrae, ma possiamo operare in noi stessi il recupero di quelle parti di sé di cui l’io sente la disperata mancanza.
La creazione diventa allora il recupero dell’immagine integra, perduta dentro di sé, che riconduce all’intima connessione con la vita stessa.
Anche qui, valgono gli stessi principi osservati per la funzione solare: una Venere ben piazzata può infondere fascino, capacità di attrazione, sensualità innegabile, grazia nei modi e senso estetico, ma non garantisce di per sé una trasformazione profonda.
Una Venere ferita suggerirà che qualcosa, nello sviluppo dell’amore per se stessi, è stato compromesso: è in questa compromissione che sorge la necessità di riparare attraverso forme di unione (forme di amore) svincolate dalla condanna di una cornice spazio-temporale.
Di nuovo, l’atto creativo sembra essere frutto di un’anomalia, una risposta compensativa al sabotaggio di assunti altrimenti scontati: il riconoscimento dell’esistenza sotto forma di identità geneticamente riproducibile e l’avvenuta esperienza di bisogni affettivi (in)appagati.
Se il segno solare fornisce luce, la posizione di Venere rivelerà le modalità in cui questa luce opera la trasformazione: manipolando la materia come toccando un corpo amato, dissolvendo i confini di sé per liberare l’io dalla frustrazione di un mancato riconoscimento.
L’opera si compie quando compiuta è la trasformazione: il dubbio esistenziale si è fatto dimora di una grazia che lo estingue senza mai risolverlo.

Proviamo ad avvicinarci, nella pratica, a quanto detto finora.
Guardiamo a due Soli connotati già di per sé dall’energia venusiana: Oscar Wilde, con Sole e Venere in Bilancia, e Leonardo da Vinci, con Sole e Venere in Toro. Toro e Bilancia sono entrambi governati da Venere (questo significa che nella composizione del segno l’energia di Venere è l’ingrediente principale): non ci stupisce che l’influenza del pianeta sia così forte, da caratterizzare anche l’energia vitale di base espressa dal Sole, e che l’esistenza stessa sia vissuta come fenomeno estetico.
Pensiamo alla sottile e spietata ironia di Wilde: consapevole della superficialità e della natura evasiva dell’estetismo dandy che apparentemente lo caratterizzava, capace di scoperchiare la ferocia della superficialità umana nel suo insieme, nella sua pantomima perenne. Se guardiamo meglio, ci renderemo conto che il suo Sole in Bilancia, oltre a trovarsi in posizione di caduta – poiché in questo segno l’ego individuale si spegne a favore della relazione con l’altro – è duramente colpito dalla quadratura con Giove (principio di benefica espansione di sé e di inserimento ottimistico nell’esistenza). La sua bella Venere in Bilancia, inoltre, risulta isolata: non intrattiene alcuno scambio con gli altri pianeti del tema natale, rendendola estremamente sensibile e vulnerabile ai transiti.
Eppure, è proprio lo scambio di tensione con Giove a spingere il Sole oltre la ricerca di un equilibrio e di una forma puramente esteriori e razionalizzanti: l’impossibilità di un benessere associato alla piena affermazione dell’io è la leva che spinge il pensiero e la parola (Giove) a farsi strumento di riscatto e riparazione attraverso la scrittura della sua verità (spesso spietata).
Il Sole di Leonardo da Vinci, invece, è duramente colpito dalla quadratura di Plutone, pianeta legato all’inconscio, alle paure, a tutto ciò che di noi è sotterraneo e rimosso, ma anche all’origine della creatività profonda, quella che genera e trasmette carisma introverso e magnetico. Come Wilde, anche Leonardo è segnato da una quadratura Sole–Lilith (l’oscuro femminile). La sua Venere in Toro, invece, oltre a essere in posizione di domicilio, riceve solo aspetti armonici ed è collocata nel settore del lavoro dipendente (la committenza), ma anche legato alla capacità di inventiva applicata a funzioni pratiche e utili. Se Venere è anche e soprattutto piacere, qui potremmo definirla come il piacere di inventare.Il motore creativo di Leonardo, secondo me, si innesta proprio nella quadratura Sole–Plutone. Qualsiasi aspetto di Plutone al Sole, anche se armonico, è troppo intenso perché l’io cosciente non ne risulti turbato.
Con aspetti dinamici (quadratura e opposizione), la tensione tra i due pianeti segnala una scissione interna tra conscio e inconscio che trasforma l’esistenza in una sfida senza tregua contro la propria affermazione.
Quando questo aspetto non è vissuto attraverso modalità drammatiche, è perché ad attivarsi è un impegnativo quanto proficuo scambio di energie: attingendo all’oscurità plutonica, esse influenzano l’azione creativa e solare dell’io, rendendolo capace di imprese eccezionali, impensabili, fuori dall’ordinario. Ma sul ruolo essenziale di Plutone torneremo più avanti.
Due Soli venusiani, dunque, la cui espressività vitale primaria è stata in qualche modo impedita, hanno trasformato la tensione generata dalla pressione sull’io solare grazie alla modalità (grandiosa) delle loro Veneri in domicilio: armonizzando i confini di uno strappo con la grazia spietata che riconosce la propria verità e sa farla parlare (Wilde), oppure toccando e trasformando la materia al punto da coglierne il funzionamento e le leggi fino a quel momento inesplorate (Da Vinci).E per quanto riguarda le ferite di Venere? Guardiamo al tema di Sibilla Aleramo: un Sole in Leone fortissimo, in prima casa (posizione che ne enfatizza ulteriormente il protagonismo, l’attitudine a mettersi in scena di fronte a un pubblico), congiunto all’energia imprevedibile e ribelle di Urano e alla capacità comunicativa e dinamica di Mercurio. Anche qui ritroviamo la quadratura Sole–Giove riscontrata nel tema di Wilde (non stupisce, poiché Giove è anche “la parola”: se la parola non si accontenta del proprio io, probabilmente diventa parola di scrittore), e la quadratura Sole–Plutone incontrata nel tema di Leonardo (pensiamo allo stupro subito da Aleramo e al matrimonio obbligato che ne conseguì: Plutone come manipolazione e sopraffazione da parte di un potere maschile che devasta l’integrità dell’io).
La sua Venere, esaltata nel segno del Cancro, riceve un solo aspetto: l’opposizione a Lilith in Capricorno.
Qui, il bisogno di dare e ricevere nutrimento affettivo e la vulnerabilità emotiva, caratterizzata da sensibilità estrema, si scontrano con l’imposizione di sopravvivere a contingenze dure, che richiedono difesa e solitudine estrema, un’indipendenza dalla quale dipende l’esistenza stessa. Nella sua scrittura, protagonista è proprio questa scissione: l’amore passionale e totalizzante, tormentato, che costringe alla continua lotta per il recupero di un’integrità capace, per salvarsi, di sottrarsi a quella fusione totale.
Usciamo dal Planetario: probabilmente inappagati, forse curiosi di conoscere il piccolo Sole che in ognuno riluce e l’intensità con cui la carezza della nostra Venere può trasformarne i confini.
Torneremo a girare la chiave arrugginita per proseguire la nostra indagine: il prossimo pianeta sarà
Nettuno.
Rada Koželj (Lecco, 1988) è artista e studiosa di linguaggi simbolici, tra cui astrologia e tarologia. La sua ricerca unisce arti visive, voce e performance, esplorando il gesto creativo come soglia tra conscio e inconscio.
Attraverso il canale you tube Opale di Fuoco diffonde pratiche e riflessioni sull’immaginario simbolico. Vive e lavora a Torino.
