Cygnus prova a indagare la nostra immagine attraverso il linguaggio simbolico dell’astrologia: una nuova agenda di Salgemma a cura di Rada Koželj
Profumo micidiale, dettaglio
Rada Kozelj, Profumo micidiale, pastello su carta, 2026__dettaglio 1

Tornati dall’oscurità plutonica, esplorata nella nostra ultima escursione, siamo pronti a tornare davanti all’ingresso del Planetario: l’antico portone è spalancato, come se l’urgenza di accoglierci avesse neutralizzato le formalità dell’attraversamento.
Se cerchiamo punti di riferimento, siamo costretti a riconoscerne un’improvvisa incoerenza: le costellazioni non rispondono più al loro nome, le coordinate non tornano. Le crepe del tempo, prima impercettibili, hanno squarciato le pareti, rivelando l’obsolescenza della struttura apparentemente stabile che fino a poco prima riusciva a reggere con credibilità. Dagli squarci si intravede il cielo stellato: la versione originale di ciò che nel Planetario è riprodotto.
In questa alterazione, ci ritroviamo a cogliere qualcosa di essenziale: il ruolo del linguaggio condiviso e dei significati essenziali, intraducibili, che tornano a emergere quando l’adesione alle sue convenzioni viene meno.

E non è proprio in questo spostamento che sembrano emergere le opere più dirette, sconvolgenti non per bizzarria o complessità, ma, al contrario, per semplice rifiuto di aderire a una continuità che rispetti convenzioni e compiacimenti prescritti dalle tendenze del proprio tempo?

Profumo micidiale, dettaglio2
Rada Kozelj, Profumo micidiale, pastello su carta, 2026__dettaglio 2

A governare questo moto di liberazione è il pianeta Urano, che impiega 84 anni per completare un ciclo dello zodiaco, transitando in ogni segno per circa 7 anni.
Il suo domicilio primario si trova nell’Acquario, segno spesso sinteticamente definito come anticonvenzionale, idealista, orientato al collettivo, amante della libertà, insofferente ai legami viscerali e soffocanti e alle reazioni violente, e caratterizzato, nel più felice dei casi, da modalità di pensiero e azione originali, talvolta persino geniali.


Urano è un pianeta la cui natura è difficilmente definibile e facilmente fraintendibile: è associato al lampo di genio dell’inventore, a tutte le forme di innovazione tecnologica che hanno un impatto pragmatico sul presente, e il suo ruolo sembra essere decisivo per ogni rivoluzione e sovvertimento dello status quo.
Sono considerati linguaggi tecnicamente uraniani la fotografia — interruzione artificiale dello
spazio-tempo — e il cinema: montaggio, ricomposizione artificiale del movimento, restituzione di una realtà che non è più continua, ma segmentata.
È il pianeta associato alle avanguardie, in particolare a futurismo, dadaismo e surrealismo, ma il suo contributo simbolico si estende alla performance art, alla sperimentazione sonora e a tutte quelle forme espressive in cui il dispositivo — tecnico, meccanico o concettuale — non è neutro, ma produce uno scarto: interrompe la continuità dello sguardo e rende visibile qualcosa che, senza quella frattura, sarebbe dato per scontato, assunto come convenzione o come implicito compromesso.

L’astrologa Lisa Morpurgo definisce Urano come la forza di decisione, una forza che fa leva su ogni punto d’appoggio disponibile per distruggere o creare, a seconda di quanto le circostanze richiedano.
Se nel contesto più ampio dell’esistenza umana il pianeta corrisponde a uno scatto di volontà che impugna le circostanze con pragmatismo, strategia e capacità di opporsi all’inerzia, alla passività e alle derive che da questi atteggiamenti si generano, come potremmo inquadrare la sua azione nel complesso circuito dei processi creativi?

Uranus,_Earth_size_comparison
Uranus_Earth_size_comparison > https://it.wikipedia.org/wiki/Urano

Una corrispondenza interessante, per rispondere a questa domanda, è quella anatomica: Urano governa le mani, il primo, essenziale strumento dell’azione umana. I suoi rapporti con Venere, che governa la manualità artistico-edonistica, lo rendono il suo alleato ideale per scongiurare la produzione di un’estetica armonicamente venusiana ma fine a se stessa, priva di relazioni con una
verità ulteriore che il piacere edonistico può facilmente evitare di coinvolgere.
Ma veniamo a qualche esempio.

Angel, Francesca Woodman, 1977
Angel, Francesca Woodman, 1977

La fotografa statunitense Francesca Woodman rappresenta pienamente la sua Venere in Acquario: protagonista della sua ricerca è un’immagine colta nel suo stesso destabilizzarsi. Non trattiene, non fissa, non conferma. Qualcosa sfugge sempre, come se il corpo — invece di essere catturato — venisse continuamente restituito a una soglia di apparizione e sparizione.
È qui che la fotografia, una delle arti più radicalmente legate al dispositivo, smette di essere uno strumento di fissazione e diventa un luogo di instabilità. Il corpo non è mai completamente presente, né del tutto assente: persiste in una zona intermedia, ambigua e perturbante.
In questa tensione si può leggere una qualità profondamente uraniana: non tanto nel mezzo, ma
nell’uso che ne viene fatto.
Non solo Venere, ma anche Marte in Acquario spostano il corpo e l’immagine fuori da ogni rappresentazione rassicurante: la relazione tra vedere ed essere visti si incrina, si fa instabile, a tratti provocatoria, e sempre, sottilmente, sensuale.
L’opposizione tra Urano in Leone e Marte introduce una frattura nel gesto stesso, come se l’azione non potesse mai compiersi in modo lineare, ma fosse sempre attraversata da uno scarto.
Il risultato è una forma che non riesce più a chiudersi.
O forse, che si rifiuta di farlo.

E in questa impossibilità di stabilizzazione, qualcosa di innominabile, a tratti angosciante, si rivela attraverso un altro compimento, quasi estatico, affidato alla grazia venusiana che realizza la sua trasfigurazione.

Ingeborg Bachmann, fotoritratto
Ingeborg Bachmann, fotoritratto

Se in Woodman è l’immagine a cedere, nell’opera della scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann è il soggetto stesso a perdere aderenza.
Nei racconti de Il trentesimo anno, i protagonisti si trovano tutti davanti a un punto di rottura: qualcosa che fino a quel momento aveva funzionato — il linguaggio, le convenzioni, le forme condivise — smette improvvisamente di reggere.
I suoi personaggi non si ribellano con azioni esplicite, ma attraversano l’implosione di ciò che fino a quel momento avevano creduto vero, accettabile, automatico.
Da questa incrinatura emerge una richiesta interna, inevitabile e audace: tornare a una verità non mediata, non ancora addomesticata dalle forme, disposta a sciogliere ogni contratto implicito.
In questo senso, i personaggi di Bachmann sembrano investiti da un risveglio: un’interruzione improvvisa dell’adesione al mondo così com’è stato nominato.
Il suo Urano in Pesci, in tensione con il Sole in Cancro e la Luna in Capricorno, può essere letto come questa forza che dissolve e destabilizza, attraversando identità e struttura, fino a rendere impossibile continuare a ripetere meccanicamente le forme prodotte dall’adattamento ai condizionamenti.

Rada Kozelj,Profumo micidiale, pastello su carta,2026
Rada Kozelj, Profumo micidiale, pastello su carta, 2026

Ad emergere è una condizione esposta, senza appoggio. Eppure, leggendo Bachmann si è contaminati da una sensazione paradossalmente confortante: un’infusione di coraggio uraniano, micidiale e preciso.
Tra queste due traiettorie si disegna una stessa linea di frattura.

Nel lavoro di Woodman, è l’immagine a non reggere più la presenza del corpo.
In Bachmann, è il linguaggio a non reggere più la presenza del soggetto.

In entrambi i casi, qualcosa interrompe la continuità: non per distruggere, ma per rivelare ciò che la forma, fino a quel momento, aveva contenuto e limitato.
Forse è proprio in questi punti di rottura che la creatività smette di essere produzione e torna a essere rivelazione. Cos’è la genialità, se non una forma di liberazione dai condizionamenti, che lascia emergere improvvisamente una verità autentica — quasi ovvia — ma fino a quel momento offuscata da luoghi comuni, pensieri omologati e forme nate per perpetrare una continua e sottile
contraffazione, una copertura di ciò che resta essenziale e, in ultima istanza, indicibile?

Ora che, dal 26 aprile, Urano è entrato in Gemelli, è questa la soglia che ha attraversato — quella del linguaggio, della moltiplicazione dei codici, della crisi delle forme lineari — ed è forse proprio lì che questa frattura tornerà a manifestarsi: nel modo in cui nominiamo, pensiamo, comunichiamo.


***

La prossima volta che entreremo nel planetario, forse non basterà più seguire le traiettorie.
Torneremo a ciò che le precede.

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